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Violenza sulle donne

Non basta un giorno all’anno per contrastare l’incalzare della violenza sulle donne in Italia e, più in generale, nel mondo. Non basta una striscia rossa sul volto. E’ un inizio e gli inizi, per quanto timidi, vanno sempre incoraggiati ma c’è da fare tanto. L’occasione può e deve essere buona per portare in cima all’agenda setting e alle nostre priorità questo tema per affrontarlo fino a quando qualcosa di concreto non sarà fatto. Ci vuole tempo, perché si deve approntare un vero cambio culturale, ma ci vuole il massimo impegno e qualcosa si sta muovendo sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla violenza sulle donne.

I numeri della violenza sulle donne

Prima di capire come concretamente ci si stia muovendo sul tema, facciamo un po’ di chiarezza sullo status quo. La fonte di questi dati è autorevole, si tratta dell’Istat che in merito dice:

Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% (855 mila) da partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.

Il 24,7% delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner: il 13,2% da estranei e il 13% da persone conosciute. In particolare, il 6,3% da conoscenti, il 3% da amici, il 2,6% da parenti e il 2,5% da colleghi di lavoro.

Le donne subiscono minacce (12,3%), sono spintonate o strattonate (11,5%), sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi (7,3%). Altre volte sono colpite con oggetti che possono fare male (6,1%). Meno frequenti le forme più gravi come il tentato strangolamento, l’ustione, il soffocamento e la minaccia o l’uso di armi. Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, cioè l’essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà (15,6%), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7%), gli stupri (3%) e i tentati stupri (3,5%).

Le forme più gravi di violenza su donne sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8% fra tutte le violenze commesse da sconosciuti).

Una situazione è brutta ma davanti alla quale non si deve mettere la testa sotto la sabbia come struzzi. Bisogna agire e un’azione potente ed efficace sulla violenza sulle donne la fa l’attrice e comica Paola Cortellesi.

Il monologo di Paola Cortellesi sulla violenza delle parole

Quando si parla di violenza sulle donne ci si sofferma molto sulla parte fisica ma è un errore. L’artista romana dimostra quanto possa essere maschilista l’uso della lingua italiana nel parlare di donne e quanto contino le parole. Lo fa con uno splendido monologo scritto da Stefano Bartezzaghi, giornalista e semiologo, recitato da lei alla premiazione dei David di Donatello nel 2008. Ecco il testo completo:

È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco che poi a guardar bene è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.
Vi faccio degli esempi.
Un cortigiano: un uomo che vive a corte; Una cortigiana: una mignotta.
Un massaggiatore: un cinesiterapista; Una massaggiatrice: una mignotta.
Un uomo di strada: un uomo del popolo; Una donna di strada: una mignotta.
Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso; Una donna disponibile: una mignotta.
Un uomo allegro: un buontempone; Una donna allegra: una mignotta.
Un gatto morto: un felino deceduto; una gatta morta, una mignotta.
Non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina, però anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo.
Quel filino di discriminazione la avverto, magari sono io, ma lo avverto. Per fortuna sono soltanto parole. Se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri, un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste. “Brava, sei una donna con le palle”, “Chissà che ha fatto quella per lavorare”, “Anche lei però, se va in giro vestita così”, “Dovresti essere contenta che ti guardano”, “Lascia stare sono cose da maschi”, “Te la sei cercata”.
Per fortuna sono soltanto parole ed è un sollievo sapere che tutto questo finora da noi non è mai accaduto.

Ecco il video del monologo di Paola Cortellesi:

La copertura legale di Globale Casa

Anche noi facciamo la nostra piccola parte nella guerra alla violenza sulle donne. Tra le coperture che sono incluse nella nostra polizza Globale Casa, infatti, ce n’è una sul bullismo e cyberbullismo che tutela anche il gentil sesso. Il capo famiglia, di base, può godere della tutela legale necessaria per seguire una figlia minorenne eventualmente coinvolta in atti di bullismo cibernetico.

Non sarai solo a combattere la tua battaglia.

Se vuoi avere maggiori informazioni senza impegno, compila form sottostante ed un nostro consulente sarà lieto di ricontattarti il prima possibile.

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