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prima puntata di Candy Candy

Ci sono vie strane e poco battute per arrivare ai giovani e ai giovanissimi. Lo sanno bene gli psicologi che entrano in contatto con loro in tanti modi diversi. Con gli anni, per esempio, si è scoperto che parte della formazione degli adolescenti passi dall’intrattenimento. Cosa ascoltano e cosa vedono i nostri figli contribuisce a creare la loro scala di valori. Ecco perché i genitori non devono abbandonare i ragazzi davanti agli schermi e perché è bene analizzare i prodotti audio-visivi del momento. Lo spunto della riflessione nasce però da una ricorrenza storica: la prima puntata di Candy Candy.

La prima puntata di Candy Candy

Il primo ottobre 1976 il canale giapponese Asahi Tv manda in onda il primo episodio di Candy Candy, cartone animato culto che quattro anni dopo arriva anche in Italia, diventando uno dei più amati e seguiti da un’intera generazione di bambini e adolescenti e, quindi, stando al discorso di apertura, punto focale della loro formazione. Sono passati ben quarantacinque anni da quando sono apparsi Anthony e Terence belle nostre case. Cosa c’è rimasto?.

Il cartone di Candy Candy

Dietro la prima puntata di Candy Candy, e alle altre 114, c’è il genio di Kyoko Mizuki ma la storia, come spesso accade in Giappone, è tratta da un manga. Visto il successo ottenuto dal fumetto, il colosso Toei Animation decide di produrre l’anime ed è un successo immediato. La prima puntata di Candy Candy in Italia va in onda il 2 marzo 1980 ottenendo un successo incredibile anche da noi.

Il messaggio di Candy Candy

La protagonista del cartone è una bambina senza genitori che cresce in un orfanotrofio e poi viene adottata dalla famiglia aristocratica dei Legan, che però la tratta male. Da lì inizia la sua storia fatta di amori, il primo con Anthony (che però muore cadendo da cavallo) e poi con Terence, giovane anticonformista conosciuto a Londra. Una storia fatta anche di drammi da superare e di cattiveria. Candy Candy è un insegnamento importante sul bullismo. In anni in cui ancora non se ne parlava apertamente, i giovani di quel periodo potevano vedere i danni che quel comportamento creava su una loro coetanea e quindi, come dimostrano determinati studi, agire di conseguenza desistendo dall’essere bulli con gli altri compagni.

La sindrome della crocerossina

Non solo bullismo dietro alla prima puntata di Candy Candy. Sempre gli psicologi, infatti, accusano il cartone animato di aver in qualche modo rovinato una generazione… per via del suo innato spirito da crocerossina, una sorta di bisogno innato di aiutare gli altri sempre e comunque, anche a scapito di sé stessa. Quest’immagine di donna protettiva che si dedica completamente a chi ama, spesso mettendo da parte le proprie esigenze e sacrificando tutto di fronte a uomini, come nel caso di Terence, decisamente ombrosi e problematici, non fa bene.

Dietro a piaghe come il femminicidio, infatti, ci sono anche atavici esempi di schematismi in cui l’uomo tutto può e tutto fa mentre la donna è costretta a soccombere ai suoi volere fino all’estremo sacrificio. Perché, come spiega un esperto:

La donna crocerossina non dedica le sue cure a chi sa apprezzarle ma a chi ne ha più bisogno e spesso sono proprio gli uomini più difficili.

La questione del finale di Candy Candy

Se dalla prima puntata di Candy Candy si trova spunto per parlare di temi come il bullismo e il femminicidio, il finale desta comunque un polverone. L’happy ending che tutti noi abbiamo visto, infatti, è accaduto solo in Italia:

Nella storia originale, infatti, Terence rimane con la sua nuova fidanzata Susanna mentre nella versione arrivata in Italia, il ragazzo la lascia per tornare al suo vero e unico amore, ovviamente Candy. Il cambiamento è affidato solo al doppiaggio che stravolge il finale dell’edizione originale giapponese, lasciando intendere che Albert rimarrà per sempre un caro amico e che Terence lascerà Susanna per tornare da Candy.

Perché il nostro paese in quel periodo storico non sapeva gestire una discussione pubblica così seria, specialmente se generata da un cartone animato. I giapponesi avevano invece capito da tempo che i valori vanno veicolati fin dalla tenera età mentre noi abbiamo a lungo preferito nascondere la questione sotto al tappeto con la scusa che si tratta di “piccoli”.

Ora stiamo cambiando e siamo consapevoli che i nostri giovani e giovanissimi, devono ottenere tutta la protezione possibile anche a livello psicologico. Noi lo capiamo e cerchiamo di aiutare fattivamente. Come?

La copertura legale di Globale Casa

La risposta si chiama Globale Casa. Tra le coperture che sono incluse nella nostra assicurazione per la casa, infatti, ce n’è una che riguarda il Cyberbullismo. Come funziona? Il capo famiglia può usufruire della tutela legale necessaria per seguire un figlio minorenne eventualmente accusato di atti di bullismo cibernetico.

Si può entrare in terreni tortuosi per tanti motivi diversi o, addirittura, si può essere accusati senza essere colpevoli. Il dato di fatto è che, in una situazione così spiacevole e difficile, questa battaglia non deve essere combattuta da soli. Godere di una tutela legale è un supporto essenziale.

Se t’interessa saperne di più o avere un preventivo gratuito ad hoc, ti basterà compilare il form sottostante e un nostro consulente ti contatterà, senza impegno, quanto prima..

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