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Lavorare con bicicletta

Che lo scorso sia stato l’anno del boom delle biciclette in Italia è fuori dubbio. Sono oggettivi i dati dell’aumento dell’uso delle bici, tanto da meritare un nostro approfondimento. Un aspetto meno battuto di questa crescita, però, sono le opportunità lavorative a essa connessa. E’ lapalissiano che i rivenditori e le officine abbiano potuto mettere un segno positivo nel loro bilancio in un periodo storico in cui il PIL è diminuito fortemente e altri settori, come la ristorazione e gli spettacoli, sono caduti a piombo. Va sottolineato, però, che il terreno è anche fertile per chi vuole lavorare con la bicicletta. La professione del rider, spesso battuta dagli studenti che hanno bisogno di qualche entrata economica ma che stanno ancora studiando sui libri, è centrale nei consumi alimentari di questi mesi. Ora merita anche maggiore rispetto da parte delle istituzioni.

Le dichiarazioni

Chi ambisce a lavorare con la bicicletta o già lo fa sarà lieto di leggere quanto dichiarato dal Procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco sul tema:

Non è più il tempo di dire che i rider sono schiavi ma è il tempo di dire che sono cittadini. In periodo di lockdown svolgono una funzione fondamentale perché consegnano a casa dei cittadini il cibo e hanno permesso a molte imprese alimentari di non chiudere.

Ecco perché Greco sottolinea la necessità di un approccio giuridico al tema cos’ dichiarando sul lavorare con la bicicletta:

In Italia i rider hanno un trattamento di lavoro che nega loro un futuro. Consideriamo l’esempio degli stranieri: hanno un permesso di soggiorno regolare ma non permettiamo loro di costruirsi una carriera adeguata.

La cronaca

L’alzata di scudi per i diritti di chi vuole lavorare con la bicicletta in sicurezza arriva dall’attualità. La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati 6 persone, tra amministratori delegati, legali rappresentanti o delegati per la sicurezza, delle società Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo. La ragione l’ha ben spiegata il Procuratore Aggiunto milanese Tiziana Siciliano che con il PM Maura Ripamonti è titolare del fascicolo:

Questa inchiesta si è imposta perché questa situazione di illegalità dei rider è palese. Oltre 60mila lavoratori di società del delivery, ossia Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo, dovranno essere assunti dalle aziende come lavoratori coordinati e continuativi, ossia passare da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. E ciò sulla base di verbali notificati alle aziende.

Al datore di lavoro diciamo di applicare, per quel tipo di mansione che svolgono i rider, i contratti adeguati e quindi le assunzioni. Altrimenti saranno presi provvedimenti specifici.

Le multe alle aziende di food delivery

Nell’ambito dell’indagine sul lavorare con la bicicletta in modo lecito sono state comminate ammende per oltre 733 milioni di euro alle aziende di food delivery che finora hanno inquadrato erroneamente i fattorini come “lavoratori autonomi o occasionali”. Lo ha illustrato il Colonnello Antonino Bolognani, Comandante del nucleo tutela lavoro del Carabinieri, che ha condotto un’indagine a livello nazionale sul mondo dei rider coordinata dalla procura di Milano:

In realtà è necessario modificare il loro inquadramento sul piano tecnico giuridico per riqualificare rapporto di lavoro. L’inchiesta, avviata dopo una serie di gravissimi incidenti in bicicletta avvenuti a Milano, si è estesa a tutta Italia. Abbiamo controllato prima i rider di Milano e poi abbiamo sentito mille rider a livello nazionale per capire se quello che avveniva a Milano in realtà accadeva anche nel resto d’Italia.

E’ chiaro, quindi, che di pari passo alla questione della legalità, il tema del lavorare con la bicicletta vada anche analizzato da un punto di vista di sicurezza sulle due ruote. Non c’è alcuna legge che obblighi ad avere un’assicurazione sulla bicicletta ma sembra sensato proteggersi con una. Ecco perché crediamo che la nostra sia vantaggiosa e utile.

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Se col bonus mobilità molti di noi hanno potuto risparmiare qualcosa sull’acquisto delle biciclette, maggiore attenzione si deve prestare alla protezione in strada per i ciclisti e per i pedoni che s’incontrano. Sottoscrivere una polizza non è obbligatorio per legge ma è qualcosa che riguarda il buon senso.

Ad una velocità media di 20 chilometri orari è possibile farsi male e far male a persone coinvolte in sinistri stradali. Con la nostra polizza per bici e monopattini, a partire da soli 100 euro annui, potrai metterti al sicuro da brutte sorprese su strada.

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