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Tributo al grande Beppino Drali

Gli italiani si stanno sempre più innamorando delle due ruote. In realtà è un ritorno di fiamma, visto che nel secondo dopo guerra, usavamo questo mezzo almeno per la microviabilità. Ora, complice la pandemia, che non accenna a smettere e la consequenziale paura dei contagi sui mezzi pubblici, in molti hanno ripreso a muoversi in bici almeno sui percorsi brevi e quotidiani. Andare al lavoro e/o a prendere i figli sono tragitti di quartiere che spesso possono essere coperti in questo modo. Ecco perché, in questo rinnovato contesto, fa ancora più scalpore la scomparsa del mitico Beppino Drali.

La morte di Beppino Drali

“Il Drali” non c’è più e dispiace a tutti gli amanti della bicicletta. Era, infatti, un’istituzione milanesenel settore. Chi l’ha conosciuto così lo descrive:

Beppino Drali era uno che, dei suoi 93 anni, una sessantina li ha vissuti con la tuta blu addosso, odore di olio e grasso. Con la signora Eugenia che passava in bottega per un saluto, il Vismara che veniva a leggere il giornale e portare il pane, un amarino per «disinfettare» le giornate, il cicchetto a fine giornata con gli amici dello Stadera. Beppino era il re della bicicletta. Beppino il mago del telaio.

Ma chi era Beppino Drali? Era stato corridore dilettante, crriera che lui stesso così raccontava:

Zero soldi ma tanta soddisfazione.

La sua dipartita è avvenuta il giorno prima di Natale e tutto il mondo delle due ruote si è stretto intorno alla famiglia. 

L’incontro con Coppi e Bartali

La storia di Beppino Drali dice che la prima bottega l’aprì il padre Carlo, nel 1925:

All’epoca i Drali erano concessionari della Bianchi. Ecco perché l’amicizia con Coppi e Gilardi. E poi le chiacchiere in officina con Girardengo, Binda, Binda, Bartali, Maspes. Allo Stadera, prima in via Agilulfo 16 e poi in via Palmieri 25, la storia del ciclismo era dialetto milanese e buonumore. La moglie Marisa (anche lei scomparsa dopo 62 anni di matrimonio). La cagnolina alla cassa.

Ci fu poi un punto di svolta della sua vita:

Tanti anni fa mi avevano chiesto di costruire le mie bici in Iraq, certo, mi sarei sistemato bene con i soldi, ma avrei lasciato qui i miei genitori, e la mia Milano. Ho detto di no.

Non era di certo un uomo attirato dal lusso:

Quando siamo andati a Sanremo, in viaggio di nozze, siamo partiti il lunedì perché così perdevamo solo mezza giornata di lavoro, mercoledì eravamo già a casa. Sanremo era un posto da ricchi, bellissimo certo, ma non mi sentivo a mio agio; appena ho visto il cartello “Milano” in autostrada mi si è aperto il cuore. 

La biografia di Beppino Drali

Beppino Drali come meccanico era Cavaliere del Lavoro. Nel 2017 si dovette reinventare per la chiusura della bottega di via Agilulfo, che traslocò in via Palmieri. Con l’entusiasmo di un ragazzino riprese il lavoro:

Qui c’è lo spazio per unire le due attività, l’officina meccanica e il negozio. Ora su un telaio originale Drali si potranno mettere anche i componenti più moderni.  

Pensavo di tirare giù la clèr, invece eccomi qui, al posto di portare il mio nome a Musocco, meglio metterlo sulle maglie e i cappellini da ciclista!

Negli anni il Drali era stato affiancato da quattro manager che avevano investito nel marchio:

  • Gianluca Pozzi, amministratore delegato della cicli Drali
  • Angelo Mantovani
  • Robert Carrara
  • Andrea Camerana

Alla fine della sua vita Beppino Drali si ruppe il femore ma, con un bastone, riprese subito a deambulare. Era così amato che a quello che sarebbe stato l’ultimo compleanno aveva telefonato anche Ernesto Colnago, detto “l’Ernesto”.

Con la benedizione di un guru delle due ruote come Beppino Drali, godetevi la vostra ma sempre in sicurezza. Mettetevi in sella con le coperture della nostra assicurazione per la bicicletta.

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