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Aumento del lavoro a distanza

Vedere il bicchiere sempre mezzo pieno è importante per superare i momenti difficili ma anche e soprattutto per prendere il meglio dalle “crisi”. Non è un caso che il termine, nella sua originaria accezione greca, significasse “cambiamento”, senza alcuna connotazione negativa che col tempo ha poi preso per tutti noi. Ecco perché è intelligente affrontare una “crisi” in modo costruttivo andando ad analizzare solo come verranno cambiati gli schemi di base. In questo preciso momento storico è indubbio che si debba fare i conti con un netto aumento del lavoro a distanza. Il boom dello smart working offre opportunità nuove che è bene conoscere per sfruttarne vantaggi e benefici.

I numeri dell’aumento del lavoro a distanza

Ormai si può dare per finito il luogo comune secondo cui si pensava che da casa non fosse possibile lavorare. E’ chiaro che non tutti i lavori si prestino ad essere svolti a  distanza (si pensi ai medici e ai parrucchieri) ma nella maggior parte dei settori conta solo:

  • avere la giusta attrezzatura tecnica (connessione buona, computer veloce, ecc.)
  • essere onesti;
  • sapersi organizzare un proprio spazio in casa.

E non ci sono riusciti in pochi. Lo dimostra il fatto che l’aumento del lavoro a distanza sia del 69%, rispetto al 21% registrato l’anno prima.

Lo studio

Questa percentuale sull’aumento del lavoro a distanza arriva da uno studio condotto fra giugno e luglio scorso su scala internazionale da Vanson Bourne per conto di VMware dal titolo “La nuova era del lavoro a distanza: Trends in the Distributed Workforce”. Al suo interno si sono intervistate circa tremila decision maker aziendali, di cui 150 in Italia.

Il tema dello smart working, o home working, è da mesi in cima all’agenda-setting e anche in questo caso il messaggio che emerge è che questo modello di lavorativo possa essere premiante. Si può fare ed è produttivo.

Le critiche allo smart working

Dietro al giubilo dell’aumento del lavoro a distanza non mancano le zone d’ombra. La riprova arriva come sempre nei numeri che fotografano gli umori dei diretti interessati:

Il 74% dei manager italiani (fra aree di Business, Hr e It) riconosce che la propria organizzazione sta ottenendo benefici dal lavoro a distanza e difficilmente potrà tornare indietro ma è altrettanto esplicita la preoccupazione che vede il management non impegnarsi a sufficienza per adattarsi a questo nuovo modello e per offrire ai propri dipendenti una maggiore flessibilità.

Circa 4 decision maker intervistati su 10 (il 39% per la precisione) temono in proposito che il proprio team non svolga da remoto le proprie mansioni in modo adeguato. E se solo il 13% (rispetto al 28% del dato Emea) ritiene che l’attuale approccio dei vertici aziendali scoraggi l’attività a distanza, il 69% sente una maggiore pressione per essere online al di fuori del normale orario di lavoro.

I vantaggi dell’home working

A specificare perché vada festeggiato l’aumento del lavoro sono questi numeri:

  • l’85% dei dipendenti oggetto di indagine pensa che, da quando si lavora in remoto, le relazioni personali con i colleghi siano migliorate;
  • il 67% si sente più sicuro di sé nel parlare in videoconferenza;
  • il 75% rileva un miglioramento nei livelli di stress;
  • circa un terzo del campione, infine, dichiara che, grazie allo smart working, è cresciuta la produttività e aumentato il morale.

Resta poi l’evidente beneficio di godersi più tempo a casa. Gli italiani hanno riscoperto le loro quattro mura con impennate di spese di bricolage, prodotti casalinghi e spese medie su addetti specializzati come idraulici, elettricisti e muratori. In quest’ottica diventa interessante proteggersi ancor di più con la nostra assicurazione per la casa.

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  • copertura del personale domestico (come colf e tate);
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  • danni causati da incendio;
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